In breve
Lo storytelling può partecipare alla costruzione di un “noi”: una storia condivisa, valori riconoscibili e riferimenti comuni. Questo livello relazionale è distinto dall’emozione individuale. La coesione di un gruppo non implica, da sola, apertura verso chi ne resta fuori.
Come funziona
Raccontare insieme significa anche selezionare ciò che un gruppo considera degno di essere ricordato. Bietti e colleghi (2019) propongono che questa elaborazione condivisa contribuisca all’interpretazione di esperienze incerte e alla costruzione dell’identità collettiva. Si tratta di un quadro teorico che mette in relazione processi cognitivi e sociali, senza ridurli a una singola risposta emotiva.
Le ricerche antropologiche mostrano quanto contino le condizioni del raccontare. Smith e colleghi (2017) osservano nelle comunità Agta un’associazione fra abilità narrativa e cooperazione; non è corretto trasformarla in una legge causale universale. Wiessner (2014) documenta differenze fra conversazioni diurne e serali attorno al fuoco nei Ju/’hoansi, evidenziando come contesto e tempi sociali cambino i contenuti del discorso.
Per NARRALEX il nodo è l’ambivalenza dell’appartenenza. Un repertorio di storie comuni può sostenere riconoscimento e memoria, ma può anche privilegiare una versione del passato e definire chi abbia titolo a far parte del gruppo. Questa possibilità critica non equivale a dire che ogni racconto collettivo produca polarizzazione. Richiede di osservare quali voci siano accolte, quali dimenticate e come il gruppo negozi le differenze. La semplice compresenza di spettatori non basta a dimostrare un legame sociale.
Potenzialità
- La condivisione di racconti può offrire riferimenti con cui interpretare esperienze e trasmettere memorie fra persone e generazioni.
- La situazione narrativa può diventare un’occasione per discutere valori e aspettative comuni, senza ridurli a definizioni astratte.
Rischi e limiti
- Una memoria condivisa è selettiva: ciò che viene ripetuto può rendere meno visibili versioni ed esperienze concorrenti.
- L’appartenenza può irrigidire confini fra “noi” e “loro”. È una possibilità da indagare, non l’esito inevitabile di ogni esperienza collettiva.
Ipotesi di applicazione
Nello speaking pianist
Una performance dal vivo riunisce un pubblico nello stesso spazio e tempo, ma la condivisione dell’evento non dimostra che si formi una comunità. Nel caso dello speaking pianist si può studiare come l’indirizzo diretto agli ascoltatori, i riferimenti culturali e le modalità di presentazione costruiscano o contestino un destinatario collettivo.
Fireside di Eve Beglarian, commissionato per il centenario di Ruth Crawford Seeger, offre un caso documentato di rapporto fra composizione e memoria. La sua destinazione commemorativa non prova un effetto di bonding: permette invece di chiedere quale memoria venga proposta e a chi. Un’indagine sulla ricezione dovrebbe distinguere familiarità condivisa, appartenenza dichiarata e cambiamenti effettivi nelle relazioni fra spettatori, anche oltre la durata del concerto.
Riferimenti: Eve Beglarian (2001)
Studi essenziali
Storytelling as Adaptive Collective Sensemaking
Topics in Cognitive Science, 11(4), 710–732
Propone lo storytelling come pratica di interpretazione collettiva di situazioni nuove o incerte. È una proposta teorica basata su una rassegna, non una prova sperimentale di una funzione unica della narrazione.
Cooperation and the Evolution of Hunter-Gatherer Storytelling
Nature Communications, 8, 1853
Nelle comunità Agta studiate, abilità narrativa e cooperazione risultano associate. La relazione osservata fra campi non identifica da sola un effetto causale dello storytelling.
Embers of Society: Firelight Talk Among the Ju/’hoansi Bushmen
PNAS, 111(39), 14027–14035
Confronta contenuti e funzioni delle conversazioni diurne e serali fra i Ju/’hoansi. Documenta il contesto sociale del raccontare, senza sperimentare gli effetti di un concerto.
Emotional Arousal When Watching Drama Increases Pain Threshold and Social Bonding
Royal Society Open Science, 3(9), 160288
Confronta la visione di un film emotivamente intenso con un film neutro. La soglia del dolore è una misura indiretta: le endorfine non sono misurate direttamente.