In breve

Empatia è un termine che raccoglie processi differenti: comprendere un punto di vista, condividere un’emozione o provare preoccupazione per qualcuno. Questi processi non coincidono con l’identificazione e non garantiscono imparzialità. Qui vengono mantenuti distinti, anche quando una storia li sollecita insieme.

Come funziona

Un racconto può rendere disponibili intenzioni, percezioni e conflitti che il destinatario non vive in prima persona. Ricostruire ciò che un personaggio sa o desidera è però diverso dal sentire la sua emozione; entrambe le operazioni differiscono dal desiderio di aiutarlo. Parlare genericamente di “aumento dell’empatia” rischia di nascondere queste differenze e le diverse misure con cui vengono studiate.

Mumper e Gerrig (2017) sintetizzano correlazioni fra abitudini di lettura e cognizione sociale. Gli effetti sono piccoli e non stabiliscono se leggere produca migliori capacità sociali, se persone con tali capacità leggano di più, o se intervengano altre variabili. È dunque improprio usare questa meta-analisi per attribuire a una singola performance un effetto educativo garantito.

Il problema critico riguarda anche la distribuzione della partecipazione. Gli esperimenti sulla compassion fade di Västfjäll e colleghi (2014) mostrano che la risposta al bisogno non cresce necessariamente con il numero delle persone coinvolte. Breithaupt (2019) discute, su un piano teorico, come l’identificazione possa alimentare schieramento. La medesima focalizzazione che rende accessibile una prospettiva può quindi limitare l’attenzione alle altre. Per il progetto conta chiedere sia quale forma di partecipazione emerga, sia verso chi sia orientata.

Potenzialità

  • L’accesso a pensieri e intenzioni dei personaggi offre occasioni per esercitare la ricostruzione di punti di vista differenti.
  • Una vicenda individuale può rendere percepibile un’esperienza che altrimenti rimarrebbe distante o astratta.

Rischi e limiti

  • L’identificazione con un soggetto può accompagnarsi a disinteresse per altri. Intensità della partecipazione e imparzialità non sono equivalenti.
  • Le associazioni fra lettura e cognizione sociale non dimostrano che una singola storia migliori stabilmente l’empatia o il comportamento morale.

Ipotesi di applicazione

Nello speaking pianist

Quando un pianista pronuncia un testo in prima persona, un corpo visibile presta la propria voce a un soggetto narrativo. Questo rende analizzabile il rapporto fra persona dell’interprete e personaggio, senza autorizzare a considerarli identici. In De Profundis di Rzewski, il testo di Wilde e le azioni vocali e corporee permettono di porre questa domanda attraverso una partitura concreta.

L’ipotesi è che prosodia, sguardo, gesto e alternanza dei ruoli contribuiscano a orientare la prospettiva proposta al pubblico. Non è dimostrato che questa configurazione sia più empatica di opera, Lied o melologo. Inoltre, rappresentare un’esperienza altrui comporta scelte di posizione e responsabilità: la riconoscibilità di una voce non rende automaticamente trasparente la persona di cui si parla.

Studi essenziali

Meta-analisi correlazionale · 2017

Micah L. Mumper e Richard J. Gerrig (2017)

Leisure Reading and Social Cognition: A Meta-Analysis

Psychology of Aesthetics, Creativity, and the Arts, 11(1), 109–120

Rileva piccole correlazioni fra abitudini di lettura e misure di cognizione sociale. La sintesi delle correlazioni non stabilisce la direzione causale del rapporto.

Monografia teorica · 2019

Fritz Breithaupt (2019)

The Dark Sides of Empathy

Cornell University Press

Analizza come l’identificazione empatica possa alimentare schieramento e conflitto. È un’argomentazione teorica, non una meta-analisi degli effetti della narrativa.

Saggio teorico · 1991–1992

Linda Alcoff (1991–1992)

The Problem of Speaking for Others

Cultural Critique, 20, 5–32

Interroga la posizione e la responsabilità di chi parla per altri. Offre domande critiche per l’uso performativo di testimonianze e personaggi.